VIOLENZA ECONOMICA: ANCHE IL CONTROLLO DEL DENARO E’ MALTRATTAMENTO FAMILIARE.

Limitare la libertà finanziaria significa colpire la dignità della persona.
La violenza non si manifesta solo con la forza fisica. Anche quella psicologica ed economica può tradursi in una forma di maltrattamento quando limita la libertà personale e genera dipendenza. La violenza economica si realizza quando un partner controlla le risorse comuni, impone decisioni unilaterali o utilizza il denaro come strumento di potere e sottomissione.

Si tratta di un vero e proprio ricatto economico, capace di annientare l’autonomia e la dignità del partner. Privare una persona della propria libertà finanziaria, significa esercitare una forma di violenza che compromette l’equilibrio psicologico e fisico della vittima.

L’indipendenza economica è parte essenziale della dignità personale. Non è “protezione” impedire a qualcuno di gestire il proprio denaro: è abuso. E la libertà economica rappresenta il fondamento dell’uguaglianza e della sicurezza nelle relazioni familiari.

Con la sentenza n. 1268/2025, la Corte di Cassazione ha riconosciuto che anche la violenza economica rientra nel reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi previsto dall’articolo 572 del codice penale. Un principio già espresso in passato ma oggi rafforzato dal richiamo alla Convenzione di Istanbul e alla Direttiva UE 2012/29, che tutelano la libertà e l’indipendenza economica nelle relazioni affettive.

Nel motivare la decisione, la Suprema Corte richiama inoltre la Direttiva UE 2024/1385, che riconosce esplicitamente il controllo economico come forma di violenza domestica e come violazione dei diritti umani.

In sintesi, il messaggio è chiaro: chi nega l’autonomia economica al partner esercita una forma di violenza. E la parità, anche nella coppia, passa prima di tutto dalla libertà finanziaria.